SACRIPORTO & DIANA LUCIFERA, Parte quarta

Sacriporto e Diana Lucifera
COLLEFERRO
Parte quarta

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Sacriporto si trovava a nord di Signa (Piganiol, Le conquiste dei romani, 1971), fu identificato con un punto vicino o coincidente con l’odierna Colleferro (E.T. Salmon, Il Sannio e i sanniti) oppure coincidente con il castello di Piombinara (Tomassetti, La campagna romana antica, medievale e moderna). Qui, nella pianura tra la valle del Sacco e Piombinara (A. Nibby Analisi storico, topografico, antiquaria della carta dei dintorni di Roma, vol. III), Caio Mario il giovane e Lucio Cornelio Silla si scontrarono nell’82 d.c.
Dopo questa battaglia il nome Sacriporto non fu più ricordato.
Sacriporto era una zona sacra di santuari tra la via Labicana e la via Latina. Ne parla anche il Mommsen. E non fu casuale che le truppe di Mario e Silla si scontrarono proprio in questa valle, dando alla battaglia un carattere di sacralità. 
Sacriporto era un’area sacra in rapporto con le acque, nello specifico con il fiume Trerus (odierno fiume Sacco). E la zona sin dall’antichità fu considerata miracolosa per le sue fonti d’acqua, e appunto alla Statio Ad Bivium, da alcuni identificato con il punto delle Catacombe di S. Ilario, l’abate Marangoni nel 1703 vide alcune puerpere prendere dell’acqua che stillava da uno dei cubicoli della catacomba. A questa fonte si attribuivano poteri miracolosi, quali far ritornare il latte alle donne. Tradizioni religiose che affondano nella preistoria e che in epoca romana le vediamo trasportate nella ritualità legata a Diana triforme – nel suo triplice aspetto di Diana, Selene, Ecate -, protettrice dei bivi e delle nascite. E che nel medioevo assunse l’aspetto di Diana Lucifera, officiante dei riti al Silvano, dio dei boschi, al Dioniso greco, divenuto per l’iconografia cristiana il Diavolo.
Nella lotta civile tra Caio Mario e Silla, fu scelta proprio questa zona per la battaglia finale, il giudizio divino doveva decidere chi avrebbe governato Roma. E fu proprio nella piana di Sacriporto che il vittorioso Silla uccise 20.000 soldati di Mario e fece trucidare gli 8.000 fatti prigionieri. Un olocausto di sangue agli antichi Dei del luogo che gli erano stati ‘benevoli’.

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Il territorio di Sacriporto fu individuato da alcuni storici nei suoi confini, tutti intorno l’attuale Colleferro: i Colli di S. Pietro, che corrispondono all’attuale Colledoro, quartiere ricco di Colleferro lungo la Casilina; la macchia di Piombinara; e il Colle Maiorana.  In tutte queste zone si sono rilevati siti archeologici e ritrovamenti di oggetti votivi di vario genere che fanno pensare a santuari. Nella macchia di Piombinara, durante i lavori per l’alta velocità, furono ritrovati dei resti che alcuni pretendono appartenere a un santuario, altri invece parlano di una villa romana. Mentre a Colle Maiorana furono ritrovate iscrizioni dedicate a Giano, il segreto dio di Roma… e proprio nella zona di Colleferro fu conosciuto un esoterista, Saturnio Maiorani. E Saturno è il pianeta della magia nera, e la leggenda racconta che qui Saturno fu precipitato nella terra di Giano, e Saturno era il dio del tempo, come lo era Giano bifronte, le due facce del tempo… ed ecco perché proprio in questa zona il cav. Guido di Nardo cercava i resti delle più antiche vestigia civiltà pelasgica. E l’escavazione del pozzo su Colle S. Antonino è probabile che non sia stata, a questo punto, casuale, ma dettata proprio da queste considerazioni: si cercava un antico tempio alla dea, a Diana Lucifera.  Che il ritrovamento sia stato casuale in una simile zona, una zona di Santuari, appunto il luogo chiamato nell’antichità Sacriporto, se consideriamo gli studi del Di Nardo e di altri, appare in questa prospettiva alquanto improbabile. 
Le poche notizie su Colleferro riportano che fu creata e voluta da Leopoldo Parodi Delfino, giovane e rampante industriale, che nel 1912 sorvolando con il suo aereo privato la zona vicino Roma proprietà dei Doria, e dove già c’era un opificio, pensò che fosse un buon posto per impiantarvi una fabbrica di esplosivi: era vicino Roma, il paesaggio e il clima erano ideali – c’era umidità e spesso nebbia, e ciò avrebbe coperto gli stabilimenti d’esplosivi a future incursioni aeree -, e inoltre in Italia c’erano solo altre due fabbriche del genere, una al confine francese, e quindi poco affidabile in caso di guerra, l’altra vicino la valle del Sacco, nella valle del Liri, ma era piccola e non avrebbe potuto ottemperare, nell’eventualità di una guerra, alle esigenze produttive della nazione
Leopoldo Parodi Delfino sposa nel 1907 ad Amsterdam Lucie Henny Batavia, hanno 5 figli. I due maschi, Gerardo e Paolo, si laureano in ingegneria a Zurigo, come il padre, ma giovanissimi, nel ’36, perdono la vita in un incidente di volo presso Roma. Durante il fascismo Parodi era un personaggio importante, fu eletto Senatore dal Duce, e si occupava di decidere, in base alle leggi razziali, gli industriali che, risultati non ebrei, potevano continuare la loro attività. Le figlie sposano tutti nobili, dagli Orleans-Borbon ai Saxo-Coburgo-Gota, e una delle figlie, Elena, un duca napoletano, Francesco Serra di Cassano, che diventerà, alla caduta del fascismo, e dopo la morte del Senatore Leopoldo, presidente della BPD 
Come si diceva, i  due figli maschi, eredi della fortuna dei Parodi, Gerardo e Paolo, muoiono nel ’36. Gerardo è celibe, mentre Paolo ha due figli. 
Seppure la storiografia sui Parodi prima del 1913 sia lacunosa, diciamo mancante, possiamo considerare Leopoldo Parodi Delfino figlio del fondatore della Banca d’Italia, e probabilmente i Parodi vengono dalla Spagna e sono imparentati con i Borboni. Ma, come dicevamo, tutto ciò che riguarda questa famiglia è volutamente mantenuto nell’ombra. 
Leopoldo Parodi Delfino crea in un luogo dove non c’è nulla, la Valle del Sacco, una fabbrica. Compra e ristruttura il vecchio opificio lì presente. Ma perché una fabbrica d’armi proprio nel 1912?  La scelta non fu solo per questioni economiche, e questo poiché sappiamo che Leopoldo Parodi Delfino era un massone, e la Massoneria Internazionale aveva capito – se non voluto e organizzato – che c’era nell’aria una guerra, e allora costruire una fabbrica vicino il centro del potere, Roma, alla vigilia della Grande Guerra fu un vero progetto, e crediamo non pensato solo da Parodi, ma da un comito massonico.
Ma restiamo nella storiografia ufficiale. Il giovane Parodi decide di impiantare la fabbrica d’esplosivi in un luogo dove non c’era nulla: dalle campagne circostanti fa venire i contadini, e non solo dai dintorni, anche da altre parti d’Italia. Un grande progetto economico, sociale, culturale. Operai a cui si danno lavoro, svago e casa. E così si comincia a costruire quel villaggio che poi diventerà Colleferro, e che più di qualcuno, compreso il Senatore, profetizzava e sperava divenisse la Milano del sud.

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La fabbrica d’esplosivi e l’edificazione di Colleferro, congetturiamo che non siano stati solo un caso dettato da pure circostanze economiche. Troppi elementi si incastrano: una fabbrica d’armi alla vigilia di una guerra, una cittadina che viene costruita dal nulla e che è in assoluto la prima delle città di fondazione fascista; un’emanazione della massoneria, il Rotary, che decide di aprire i suoi circoli in Italia solo se la situazione economico-politica si stabilizzerà, e i suoi affiliati, industriali e fratelli massoni sono gli stessi che finanzieranno il nascente fascismo e che nel ventennio fascista faranno lucrosi affari; e per finire Leopoldo Parodi Delfino fu uno dei fondatori in Italia del Rotary. Fatto questo non divulgato. 
Torniamo a Colleferro, che fino al 1935, quando diverrà comune, si chiamava Villaggio BDP.
Le prime case del Villaggio vengono costruite nel 1913 dai primi ‘coloni operai’ intorno alla fabbrica. All’inizio gli stessi guardiani della fabbrica sono la polizia del posto, e il villaggio, dal potere centrale, è lasciato in completa gestione del Senatore, e, anche quando diverrà comune, nella sostanza cambierà ben poco. Nonostante che dopo la seconda guerra mondiale altre realtà economiche interverranno a Colleferro, le quote di maggioranza e il potere politico resteranno in mano ai Parodi. Anzi, la loro fabbrica conoscerà proprio nel dopoguerra un periodo ancor più florido dell’epoca d’oro del ventennio fascista. Le grandi commesse che riceveranno per la guerra di Corea ne sono un esempio.
Sin dall’inizio tutto a Colleferro era controllato dai Parodi: dal lavoro al divertimento, dalla religione alla polizia. E tutto questo non può che dare l’idea di prove di trasmissione per il fascismo che verrà quasi dieci anni dopo.  E Parodi, come altri importanti industriali del tempo, fu, come si diceva, uno dei finanziatori del fascismo e di Benito Mussolini, come poi fu uno degli artefici, sempre con gli stessi industriali e massoni rotariani, della caduta del fascismo.
Ma oltre alle considerazioni economiche e politiche qui fatte nella scelta della valle del Sacco, dobbiamo anche considerare il valore magico del luogo. E se edificare Colleferro fu un progetto, lo fu per ingraziarsi quegli antichi Dei che avrebbero potuto portare benevole influenze ai progetti massonici in Italia, ossia la creazione a tavolino dell’ideologia fascista e della conseguente dittatura di Mussolini.
La valle del Sacco univa opportunità economica a valenza esoterica.

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Se tutto ciò potrebbe sembrare complottista e macchinoso, resta il fatto storico che gli stessi industriali che finanziarono e portarono il fascismo al potere, finanziarono l’opposizione al fascismo durante la guerra, e alla fine a vincere fu il capitale internazionale che faceva capo alla Massoneria Internazionale, che stava dietro sia all’ascesa sia alla caduta del fascismo. E gli interessi della Massoneria, oltre che economico-politici, sono anche nel dominio sugli esseri attraverso l’esoterismo, l’occulto e il sacro.
E Colleferro fu edificata nell’antico luogo di santuari e templi dell’antica Roma e ancor prima di Roma: Sacriporto. 
Se Colleferro si trova nella zona di Sacriporto, allora Colleferro è Sacriporto, una sua attuale manifestazione (almeno lo fu) e la sua edificazione, e ogni parte della sua architettura urbana, seguì un preciso progetto esoterico. 
La sua edificazione fu un omaggio agli Antichi Dei di Sacriporto, un rito per la nascente era Fascista che avrebbe riportato, secondo alcune frange esoteriche, seppur marginali del fascismo, la nazione italica agli ideali e grandezza dell’antica Roma e alla riscoperta dell’antica civiltà pelasgica, origine di tutta la civiltà d’occidente.
Il Rito si concluderà poi nel grande olocausto di sangue della seconda guerra mondiale.
Se a perdere fu il fascismo e ogni altra dittatura, nell’ombra vinse il capitale massonico internazionale, che dalla guerra non fu toccato, e che aveva proliferato nelle dittature e che ad esse sopravvisse, e che dai Riti di Sangue trasse vantaggio per perdurare nella sua cancerogena espansione in Italia e nel mondo. 

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 … continua

Fonti:
M. Ferrante: L’Ordine delle Tenebre
Bino Bellomo: Sotto il segno di San Michele Arcangelo
Silverio Corvisieri: Il mago dei generali.
Antonella de Orlenas-Borbon: Leopoldo Parodi Delfino, il senatore di ferro e la BPD

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