14/05/2012
PAOLO FRANCESCHETTI, I GUFI NON SONO QUELLO CHE SEMBRANO

PAOLO FRANCESCHETTI,
I GUFI NON SONO QUELLO CHE SEMBRANO
L’avvocato Paolo Franceschetti da diversi anni ha aperto un blog che ha il merito di aver portato all’attenzione pubblica certe problematiche legate a ciò che viene comunemente definito Complottismo.
Da ciò che si può trarre dagli articoli del suo blog, e dal libro che li raccoglie: SISTEMA MASSONICO E SISTEMA DELLA ROSA ROSSA, l’avvocato nell’esperienza della sua professione legale si è imbattuto in certe incongruenze che gli hanno fatto intuire che molti dei delitti che avvengono in ITALIA siano collegati ad un’organizzazione massonica, che lui chiama ROSA ROSSA; e che questa organizzazione ha infiltrazioni negli organi della magistratura, che in questa maniera ‘insabbiano’ tutti quei casi delittuosi perpetrati da questa presunta organizzazione.
Le idee di base del dr. Franceschetti non sono nuove, si basano su una decennale letteratura complottista ed esoterica (tanto per citare un autore: Serge Hutin e il suo GOVERNI OCCULTI E SOCIETA’ SEGRETE), che trovano nell’ultimo ventennio una loro sintesi nell’opera di DAVID ICKE, e in ITALIA nei ricercatori GIUSEPPE COSCO E GABRIELLA CARLIZZI.
Il merito del dr. Franceschetti è stato quello di aver legato queste teorie del complotto all’INFORMAZIONE, sia giornalistica che letteraria.
Nella sua ipotesi, attraverso i mezzi d’informazione o libraia, questa presunta organizzazione comunicherebbe e renderebbe noti i fatti di sangue di cui essa stessa si è resa responsabile, tutto ciò usando un complicato codice simbolico. Quindi, più di altri ricercatori, riconosciamo al dr. Franceschetti di aver evidenziato il sostrato SIMBOLICO e MITICO della comunicazione, mostrandone i diversi piani di lettura possibili, contro la semplicistica visione comune e accademica dell’INFORMAZIONE come conoscenza per migliorare la consapevolezza dei cittadini, essendo invece i quotidiani, la televisione e molti libri, solo un modo per disinformare - che solo i pochi che possiedono il codice simbolico possono ben interpretare.
Nel suo blog il dr. Franceschetti analizza diversi omicidi o falsi suicidi rivelandone il lato simbolico occultato in date, nomi, luoghi, ed altro. Quindi li interpreta come delitti rituali di quell’ organizzazione chiamata ROSA ROSSA.
La prima ha parlare di ROSA ROSSA fu GABRIELLA CARLIZZI in riferimento alle indagini sul MOSTRO DI FIRENZE. Come si può leggere dal blog della CARLIZZI, ella la fa derivare dalla CONFRATERNITA ESOTERICA della GOLDEN DAWN, fondata alla fine dell’ottocento in Inghilterra.
E. WAITE, uno degli affiliati della GOLDEN DAWN, quando si trovò in conflitto con gli altri adepti, fondò appunto la ROSA ROSSA, e portò in ITALIA e nel mondo questa derivazione satanica dell’ORDINE della GOLDEN DAWN. La CARLIZZI sostiene che in ITALIA la ROSA ROSSA si è infiltrata in diverse organizzazioni esoteriche esistenti nel territorio divenendo ben presto la più potente e pericolosa organizzazione massonica.
Nell’analisi storica della CARLIZZI, risulta che la ROSA ROSSA fu fondata da E. WAITE, che non fu uno dei fondatori della GOLDEN DAWN e che si affiliò qualche hanno dopo la nascita della CONFRATERNITA. Da altre fonti risulta che il cerchio interno della GOLDEN DAWN era chiamato ROSAE RUBEAE E AUREAE CRUCIS e che fu creato da M. MATHERS, uno dei tre fondatori della CONFRATERNITA. Nella sua esposizione la CARLIZZI, come spesso succede nella letteratura complottista ed esoterica, non porta a fondamento delle sue ipotesi nessun riscontro storico. Ma questo è normale nella letteratura complottistica ed esoterica, che non usa un metodo storico, ma assiomatico. Ciò è spiegabile con il fatto che le rivelazioni di certi libri si devono interpretare come ‘fughe di notizie’. Si deve constatare che questo metodo ha poi portato alla diffusione di opere che seppur non avendo nessuna base storica né di indagine, affermano le teorie più assurde e strampalate, magari tratte da altri autori che le hanno tratte da altri autori ancora, e via di seguito.
Per continuare nella nostra analisi, possiamo portare ad esempio tre autori del complottismo: SERGE HUTIN, DAVID ICKE e appunto l’avvocato Franceschetti.
L’opera GOVERNI OCCULTI & SOCIETA’ SEGRETE di S. HUTIN si muove tutta seguendo il metodo assiomatico, qui spesso si usa il verbo al condizionale, metodo che serve – chiaramente inserito nel ‘tono’ del libro - per far intuire che si stanno rivelando notizie ‘riservate’. Del resto SERGE HUTIN era un alto dignitario massonico.
Poi abbiano l’opera di D. ICKE. Qui, a differenza di HUTIN, abbiamo abbondanza di notizie e informazioni storiche, che seppure non possono arrivare a provare ciò che si va affermando, è indubbio che ICKE è riuscito nella sua trattazione a dare un buon fondamento storico all’ipotesi che la STORIA UFFICIALE, quella conosciuta e accettata, sia una manipolazione di ELITE’ ECONOMICHE, e che esista una STORIA SEGRETA.
Infine abbiamo il dr. FRANCESCHETTI. L’avvocato ha una predilezione nelle sue analisi per le morti di personaggi famosi, tra tutti un vero tormentone è Rino Gaetano, del quale, offrendo indizi sinceramente poco credibili, giunge ad affermare che la sua morte in un incidente stradale, sia stata in realtà un omicidio della ROSA ROSSA. Gaetano sarebbe stato ucciso perché nelle sue canzoni rivelava segreti esoterici. Tanto per citare uno tra i tanti indizi portati a sostegno di questa ipotesi dall’avvocato (chi vuole può controllare e approfondire sul blog): quando in una sua canzone Gaetano parla della zia ROSINA, e magari poco dopo c’è un riferimento ad una Rosa Rossa, in realtà voleva intendere ROSA ROSSA.
Allora, seppur questi indizi, visti da un punto di vista esoterico, potrebbero essere validi, per una seria analisi si dovrebbe per prima cosa, seguendo modalità investigative, accertare se nella vita del cantante ci siano mai stati rapporti con organizzazioni esoteriche, o almeno testimonianze su ciò. Perchè altrimenti, sostenere che parlando della zia ROSINA Gaetano voglia far intendere ROSA ROSSA, ci sembra un po’ azzardato, anche per le menti più complottiste come le nostre, oltre che, essendo il dr. Franceschetti, come lui stesso tende a precisare, un legale, dovrebbe rendersi conto che simili ‘indizi’ non solo non costituirebbero mai prove di qualche valore, ma non sarebbero mai accettati da un giudice, seppur compiacente. Sottoliniamo ciò, poiché l’opera di ricerca del dr. Franceschetti, almeno concettualmente, si muove anche a livello giudiziario. Ed è lo stesso avvocato a dirci nei post del blog di aver spesso avvertito i famigliari delle vittime, come quelli di Gaetano, e che queste non gli hanno mai dato credito. Si lamenta di non esser stato ascoltato, accusa i famigliari delle vittime di non voler vedere la verità. E questo perché, continua l’avvocato, gli stessi famigliari delle vittime sono coinvolte inconsapevolmente, in parte o del tutto, in certe questioni esoteriche. L’avvocato rimarca che è proprio questo atteggiamento di occultamento da parte dei famigliari che favorisce la ROSA ROSSA. Fin qui potremmo essere d’accordo con lui - seppure con ragonevole dubbio e tutto da dimostrare -, ma allora ci si aspetterebbe che se un famigliare delle vittime decidesse di denunciare questi fatti, trovi immediato appoggio dell’avvocato. Invece le cose non stanno così.
Torniamo un attimo indietro, e analizziamo la struttura del metodo del dr. Franceschetti. Dall’analisi del suo blog e del relativo libro, riteniamo che il dr. Franceschetti si occupi con metodi rilevanti di fatti irrilevanti. Per spiegarci meglio: i suoi metodi sono validi, ed è vero ciò che dice, ma questi metodi sono applicati a fatti che probabilmente non c’entrano nulla con delitti esoterici. E fin qui non avremmo nulla da ridire, si tratterebbe, come dicevamo di ‘fughe di notizie’, si vogliono rivelare dei metodi, non dei fatti, per far intendere come si muova la ROSA ROSSA, e come scoprire i fatti veri ad essa collegati. Però, appunto, c’e un però... Nel momento in cui un famigliare di una presunta vittima della ROSA ROSSA richiede un consulto all’avvocato Franceschetti, questi consiglia di non intraprendere nessuna azione legale contro certa gente, dice che sono troppo potenti, che la magistratura insabbierebbe sempre tutto. Ci si domanda, allora, quali siano gli scopi dell’avvocato, che se da una parte denuncia questi delitti sul suo blog, dall’altra dissuade ogni presunta vittima dal tentare qualsiasi azione legale. E seppure potremmo trovarci d’accordo con l’avvocato del coinvolgimento della magistratura, e che certe denuncie non porterebbero a nulla, dall’altra non possiamo non far notare che il suo stesso blog è una denuncia, e che nella sostanza non si differenzia da una denuncia legale, che anch’essa, come la denuncia del suo blog, seppure non porterebbe nessuno sul banco degli imputati, avrebbe almeno il merito di portare all’attenzione pubblica fatti che altrimenti resterebbero ignoti.
Verrebbe da domandare all’avvocato la differenza tra la sua denuncia giornalistica e la denuncia legale di un famigliare. Se ambedue perseguono lo stesso fine, perché la seconda ‘non sa da fare’?
Il 70 per cento dei fatti riportati sul blog del dr. Franceschetti sono probabilmente irrilevanti. Quando invece si trova di fronte ad un ‘fatto rilevante’, l’avvocato invita i famigliari che si azzardano a chiedere un suo consulto, a lasciar perdere ogni azione legale, consigliando di affidarsi a qualche psicologo, se non a qualche fattucchiera di sua conoscenza, e per questi consigli chiede parcelle astronomiche e chiaramente ingiustificate, poiché nessuna azione legale è stata intrapresa o solo prospettata. Chi proverà a spulciare nel blog dell’avvocato, troverà di quanto questi si lamenti dei molti che lo consultano, e che dopo aver ricevuto i suoi ‘consigli’ con relativa salata parcella, non solo non seguono i suoi consigli, ma nemmeno lo vogliono pagare.
Insomma, nonostante che le ipotesi e le tesi del dr. FRANCESCHETTI siano interessanti e degne di stima, come tutto il lavoro da lui svolto, e che sono utili nell’analisi di certi fatti collegati a delitti rituali, gli scopi e metodi dell’avvocato ci suscitano qualche perplessità, tanto da farci ipotizzare che il suo lavoro potrebbe rientrare in un sofisticato procedimento sia di svelamento che di disinformazione.
E possiamo terminare citando la famosa frase dello sceneggiato TWIN PEAKS: I GUFI NON SONO QUELLO CHE SEMBRANO.
21:13
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11/05/2012
La Tomba di Trilussa & Il culto di Mithra
LA TOMBA DI TRILUSSA e IL CULTO DI MITHRA
Parte prima

In questo mito nato in Persia nel ventre del dualismo zoroastriano - dove Ahura Mazda è il dio della Luce e Arhiman il dio delle Tenebre -, Mithra rappresenta, in questa eterna lotta ciclica, il figlio della Luce - simile in questo a Cristo - che uccide le Tenebre rappresentate dalla forza taurina, terrestre, ctonia, impulsiva, generativa, del Toro che deve essere dominato, facendone sgorgare con un pugnale il sangue, linfa vitale che rigenererà il dio, appunto un dio Rinato, anche se diverso dal dio sacrificato cristiano, assurgendo per questo il mitraismo a religione guerriera, adatta ai soldati romani, poiché priva di quella moralità importata e imposta dalla religione giudaico-cristiana, in cui solo il Bene è vero e il Male e ridotto ad errore, falsità, illusione.
Speculari come il Giano bifronte romano, potrebbero essere Mithra e Cristo, i due opposti Cristo e Lucifero dell’apocalittico Nuovo Testamento: l’uno vittima sacrificale sulla croce, l’altro invece sacrificatore, dio adatto ad una casta guerriera e dominante.
Portato a Roma nel 67 a.c. da Pompeo Magno, che sconfisse i pirati cilici che lo praticavano, questo culto divenne uno dei riti misterici più diffusi e potenti nel centro dell’Impero, tanto da essere eletto, da Commodo in poi, la religione dei folli e sanguinari imperatori, da Nerone a Eliogabalo, della decadenza romana.
Nell’uccisione rituale e simbolica del Toro si occultava il vero ultimo rito misterico celato ai più e riservato ai pochi iniziati: il sacrificio umano, quintessenza alchemica, mercuriale.
Con l’ascesa del cristianesimo a Roma, Mithra si ritirò sottoterra, nelle stesse viscere catacombali che furono dei cristiani, e nel prosieguo dei secoli al Cristo continuò ad opporsi, assumendo nel medioevo le sembianze di Belial.
Stesso protagonista nei due miti è il sacrificio e il sangue, e dopo la caduta dell’Impero e l’ascesa al dominio del mondo del Nuovo Ordine Cristiano, gli adoratori di Mithra-Belial, ormai stregoneria, credettero che fosse proprio bagnandosi nel sangue della vittima che si potessero assumere quelle forze divine, le forze generative del Serpente, dell’Astrale.
Nei riti che avvenivano sempre in Ipogei - si preferiva la vicinanza di cimiteri -, gli adepti si spogliavano delle vesti e percorrevano un corridoio d’entrata al Tempio dove sul soffitto c’era una grata. In questa stanza separata dal corridoio sottostante dalla grata, c’era una vittima scannata alla gola da un pugnale. Il suo sangue colava dalle inferriate sulla pelle bianca degli adoratori della morte e della distruzione, tant’è che i Misteri di Mithra possono essere accostati ai riti della dea Kalì, apparendo quindi il culto una versione ellenistica dei riti di morte e distruzione cosmica della divinità indiana.
Fu quindi il culto di Ahriman, dio del male - che nel sincretismo ellenistico assunse il nome di Mithras -, che i soldati romani, venuti in contatto in Persia con i segreti degli stregoni della religione mazdeista, importarono a Roma.
Dicevamo che la religione iranica era un mito dualistico, Ahura Mazda e Ahriman si scontrano dall’inizio dei tempi, del tempo infinito, e in una serie di cicli, dove si alterna la vittoria del bene o del male, si svolge la battaglia cosmica tra queste due forze opposte e inconciliabili. La sete di dominio e di sangue del braccio armato dell’impero elesse Ahriman suo dio, che a Roma fu nascosto nel nome di Mithra.

Nel mito iranico era Ahriman che uccideva il Toro, e a Roma, nei mitrei, nel cuore della Terra, l’iconografia rappresentava Mithra che uccideva il Toro. Nella tauroctonia mitraica, ai piedi del Toro c’erano i due simboli iranici: il cane per il bene, il serpente per il male, che non lottano direttamente tra loro, poiché loro scopo è bere il sangue del Toro, la forza vitale. Non riescono però a consumarne tutta la forza, e il sangue dell’animale sacro crea il cosmo e la terra e le piante e gli uomini.

Il Mithra romano come trasformazione di Ahriman annunciava che la creazione è opera del dio del male, il mondo è sotto il segno di Ahriman. Nella stessa Apocalisse si parla del segno della Bestia, e gli adepti al culto di Mithra venivano segnati sul corpo da un segno, a volte sulla fronte.
Seguendo la sorte di tutti i riti pagani e culti misterisofici, il mitraismo all’avvento del cristianesimo fu soppresso. Seppure i suoi simboli e pratiche migrarono, come molte altre credenze ‘pagane’, nella nuova religione, tanto da far dubitare che dietro la facciata cristiana non si nasconda ben altro… Nelle chiese cristiane Dio è rappresentato come un Sole, come del resto lo stesso Cristo circonfuso al capo di energia solare, simile a molte rappresentazioni di Mithra che si unì nel II sec d.c. al culto del Sol Invictus, il culto del dio Sole. E il capo di Mithra era spesso rappresentato circonfuso di luce, come Cristo, ambedue, quindi, rappresentazioni di Apollo, anche lui simbolo greco del Sole.
Il culto, scomparso ufficialmente con l’editto di Teodosio nel 391 d.c., si è mantenuto sotterraneo nella chiesa cristiana, spesso osteggiato da molti Papi che considerandolo culto diabolico lo volevano debellare. Ma il culto sopravvisse, e il diavolo medievale deve molto alla iconografia mostruosa con cui spesso si raffigurava Ahriman, tanto da supporre che il culto si sia inserito nel melieu della stregoneria.

Ed infine resuscitato ufficialmente come Ordine Iniziatico nella rinascenza, nel periodo della riscoperta dei Miti antichi e della Magia.

Dei misteri e riti del culto nulla di scritto ci è giunto, pochi i riferimenti nelle antiche cronache, ciò che è sicuro dagli storici e testimonianze del tempo, è l’origine persiana e che fu religione guerriera e poi religione degli Imperatori folli, tanto da porsi infine come speculare alla religione cristiana: se in quest’ultima era l’umile che poteva accedere al cielo, per quell’altra era solo l’eroe che lottando contro le forze del Caos ne assumeva, se vittorioso, le Potenze Astrali, facendosi Dio non per fede ma per autoproclamazione, per forza e opera di Magia - per la cui dottrina il Cosmo non ha regole morali, e Bene e Male sono solo forze ‘meccaniche’, positive e negative, che mantengono in movimento la stessa vita ed evoluzione, come i simboli che li rappresentano, il Sole e la Luna, presenti nell’iconografia mitraica.
Il maschile e il femminile, il positivo e il negativo, Apollo ed Ecate… e Mithra, con lo sguardo volto alle sue spalle, distolto dall’uccisione del Toro, fissa Apollo, il Sole, la forza maschile: Mithra il sacrificatore attende che il dio dia il suo assenso al sacrificio, mentre il suo pugnale sta per lacerare le carni del Toro.
Il culto era precluso alle donne, era solo maschile. Il negativo, il femminile, la Luna, sono le forze dell’Astrale, incarnate nel Toro, forza generativa della Terra, come la donna, che è vittima sacrificale, in quanto tramite delle forze astrali.
La donna era la vittima sacrificale nei riti mitraici. La posizione di Mithra sul Toro è palesemente una posizione di dominio maschile.
Non a caso l’inquisizione cattolica trovò nella donna la vittima sacrificale, e nel sabba le sacerdotesse dovevano baciare l’ano di Belial e da lui essere possedute.
Il culto di Mithra non fu solo diabolico, in esso ci furono ben altre complesse valenze di redenzione e resurrezione, ma ciò che lo fece sopravvivere ai secoli fu il suo aspetto antitetico al cristianesimo, tanto da far assurgere Mithra ad Anticristo. Ed è solo questo parziale aspetto che in queste righe vogliamo evidenziare, tralasciando tutta l’altra complessa mitologia solare.
Una sopravvivenza moderna del culto – non sappiamo se diabolica o solare – ci è sembrata di intravedere nel complesso architettonico e scultoreo della tomba di Trilussa.

Qui abbiamo un sarcofago di fattura romana, ornato di bassorilievi figurativi e astratti.


Come in questa antica raffigurazione, anche la figura al centro del sarcofago ricorda nell’abbigliamento, nel cappello frigio, nella testa volta alle sue spalle, nella posizione dei piedi e del corpo, Mithra nell’atto d’uccidere il Toro. Toro non presente, forse per non rendere palese simile simbolismo, ma che trova nelle altre figure ai lati del sarcofago una traslata raffigurazione.


Il Leone era una delle raffigurazioni di Mithra, che in alcune sculture ritrovate nei mitrei aveva una testa leonina.

Qui Mithra è rappresentato nella sua veste astrale, come guardiano del Tempo infinito, guida delle anime oltre le sette sfere planetarie.
E Sette erano i gradi d’iniziazione del culto:
Corax (il corvo; Mercurio)
Cryphius o Nymphus (l'occulto o lo sposo, Venere)
Miles (il soldato, Marte)
Leo (il leone, Giove)
Perses (il Persiano, Luna)
Heliodromus (il corriere del sole, Sole)
Pater (il Padre, Saturno).
Il quarto grado era Leo, il leone, l’animale ornato sul sarcofago di Trilussa, probabilmente il grado di appartenenza del poeta all’ordine.
Oltre al Toro, sul sarcofago di Trilussa non sono presenti due dei tre animali ai piedi del Toro, il serpente e lo scorpione, invece qualcosa di simile ad un cane è visibile ai suoi piedi. Il serpente potremmo ravvederlo nell’ornamento astratto del sarcofago, che nelle linee sinuosi ricorda l’acqua, il femminile, le forze naturali incontrollate, generative, e da dominare. Questo geometrico ornamento evidenzia il valore simbolico di passaggio astrale del sarcofago, luogo di morte e di resurrezione. Resurrezione che possiamo trovare nella terra magnetizzata di alcuni cimiteri dove forti presenze magico-astrali ancora persistono. Tutto ciò seguendo un preciso rituale geometrico e architettonico di convergenze di forze.
Era il culto di Mithra un culto astrale, dove i Pianeti erano le porte, i gradi d’iniziazione per giungere all’ultima porta, Saturno, dio dell’occulto e della necromanzia, fondatore di molte città nel Lazio, tra cui Sutri, il cui nome anagrammato è quello del dio. Qui,alle porte della città di Sutri, sotto il giardino sacro di Apollo che sorge su di una collina, c’è uno dei più grandi mitrei.
10:26
Scritto da: sartorius7
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19/04/2012
MASSIMO POLIDORO & LA SEDUTA SPIRITICA DI PRODI
L’INVESTIGATORE POLIDORO, LA SEDUTA SPIRITICA DI PRODI E L’ORTODOSSIA SCIENTISTA DEL CICAP
parte seconda
E’ il 23 mag 2007 e un estimatore dell’INVESTIGATORE POLIDORO scrive allo stesso chiedendo lumi (questo articolo lo si può trovare sul BLOG di MASSIMO POLIDORO).
Lui, l’Investigatore, risponde dal suo blog che spesso gli ‘capitano’ di queste mail.
L’estimatore scrive: Vorrei avere informazioni circa una famosa seduta spiritica avvenuta durante il rapimento di Aldo Moro nella quale partecipò anche l’attuale Presidente del consiglio Romano Prodi, nella quale si ipotizzava la sua presenza in località Gradoli: Si fecero delle ricerche infruttuose nel paese di Gradoli scoprendo successivamente che Moro fu tenuto in ostaggio in un appartamento di via Gradoli a Roma.Clamorosa coincidenza?
Essendo un vs. estimatore sono certo che esiste una spiegazione plausibile e attendo fiducioso una vs. gradita risposta.
Il POLIDORO non avendo tempo attuale da perdere rigira all’Estimatore un suo articolo comparso tempo prima.
I fantasmi del caso Moro
di Massimo Polidoro
Certi film e certi incauti resoconti giornalistici ci hanno abituati a pensare che esistano persone dalle straordinarie facoltà extrasensoriali. Tali super-sensitivi verrebbero talvolta in soccorso a qualche disperato detective di polizia per aiutarlo a risolvere i crimini più intricati. Il Dipartimento della Difesa americano, negli anni della guerra fredda, arrivò addirittura a spendere oltre venti milioni di dollari per capire se i veggenti potevano essere utili per spiare le mosse dei sovietici. La conclusione fu che il loro contributo di “spionaggio paranormale” era tanto utile quanto lo è l’esame delle viscere di agnello nella previsione del futuro…
Nonostante ciò, e nonostante il fatto che nessun veggente o sensitivo sia mai riuscito a risolvere niente di più intricato delle parole crociate, è perfettamente comprensibile che qualche genitore, disperato per aver perso il figlio in un bosco, si sia rivolto alla magia nella speranza di ritrovarlo. Lo è già meno se, a rivolgersi a questi personaggi, sono figure istituzionali che dovrebbero sapere meglio come stanno le cose in questo campo.
Un esempio clamoroso di ciò si ebbe qualche anno fa, all’epoca del sequestro dell’allora segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro. In quei giorni, infatti, arrivarono alle autorità decine di segnalazioni da parte di veggenti e visionari (come ampiamente documentato da S. Flamigni in “La tela del ragno”, Edizioni Kaos, 1993, pp. 102-103): la madre superiora di un convento, per esempio, ebbe una ‘‘visione’’ e segnalò un casolare di Viterbo come possibile covo; la polizia condusse una perlustrazione ma non trovò niente. Il Commissario Augusto Belisario, dell’Ucigos, fu inviato per ben due volte in missione in Olanda per chiedere l’aiuto del noto sensitivo Gerard Croiset (all’epoca molto famoso in Italia perché qualche anno prima la Rai aveva realizzato su di lui uno sceneggiato molto seguito – e molto romanzato – interpretato da Paolo Stoppa). Croiset affermò che «non si può forzare il destino» e non garantì di «riuscire a trovare Moro vivo o morto»; infatti, come succede sempre in questi casi, fornì una serie di informazioni e dettagli («un edificio su cui transitano aerei», «il paese di Civitella Paganica»…) che si rivelarono del tutto inutili.
Era stato l’allora Presidente del Consiglio Francesco Cossiga a chiedere che la polizia prestasse ascolto alle segnalazioni di tipo ‘‘paranormale’’; lui stesso affermò nel corso del processo Moro: «Le fonti dichiarate di origine medianica e parapsicologica erano davvero di origine medianica e parapsicologica, perché alcune aiutai io stesso, su richiesta di alcuni esponenti politici, ad acquisirle». Il risultato di questi sforzi, però, creò unicamente confusione e contribuì alla dispersione di uomini e mezzi che sarebbero forse stati meglio impiegati altrove.
Il caso più clamoroso, però, emerse al di fuori degli sforzi ufficiali per localizzare la prigione di Moro. E’ un episodio di cui periodicamente si torna a parlare sui giornali e di cui potrebbe essere utile rivedere i particolari alla luce di quello che la scienza sa circa certi presunti fenomeni paranormali.
Il 3 aprile 1978, un gruppo di amici, tra cui l’attuale Presidente della Commissione europea (oggi Presidente del Consiglio, NdR) Romano Prodi, si ritrova in un casolare di campagna e per gioco decide di provare a fare una seduta spiritica con il bicchierino. In questo tipo di esperimento, si posa un bicchierino capovolto su un tabellone che porta scritte tutte le lettere dell’alfabeto. I partecipanti alla seduta, poi, poggiano un dito sul retro del bicchierino e questo, dopo qualche momento di attesa, comincia a muoversi (spinto presumibilmente dagli spiriti) toccando le varie lettere e formando delle parole.
Poiché due settimane prima era stato rapito Aldo Moro, il gruppo di amici decide di chiedere aiuto all’aldilà: «Dov’è Moro? Come si chiama il paese, il luogo in cui è? È vivo o morto?» Il bicchierino si sposta sulle lettere e, dopo una serie di parole senza senso, forma parole “molto simili” a: Bolsena, Viterbo, Gradoli. Prodi segnala la vicenda al criminologo Balloni, che ne riferisce al vicequestore Umberto Jovine; poi ne parla con Umberto Cavina, segretario di Zaccagnini; quindi, con l’allora ministro Beniamino Andreatta. Il 6 aprile, sulla base di queste segnalazioni, il capo della polizia ordina di perquisire la località di Gradoli, provincia di Viterbo. Un rastrellamento a tappeto dell’esercito non porta però a scoprire alcunché.
Come si sa, poi, fu proprio in una “Via Gradoli” a Roma che tempo dopo sarebbe stato localizzato un rifugio delle BR, forse usato anche come uno dei nascondigli per Moro. Secondo i più convinti sostenitori del paranormale, l’episodio rappresenterebbe una prova pressoché certa che le comunicazioni con l’aldilà funzionano e che quella volta gli spiriti comunicarono un nome che nessuno poteva conoscere. Secondo altri, tra cui il senatore Giulio Andreotti, la storia della seduta spiritica sarebbe falsa, inventata forse solo per coprire gli informatori di Prodi e amici.
Senza voler entrare nel merito della questione, su cui è bene che proseguano le indagini della magistratura, potrebbe anche esserci un’altra possibilità. Nella tipica seduta spiritica con il bicchierino, come si è detto, un gruppo di persone poggia un dito su un bicchiere capovolto e questo si muove formando parole. Per spiegare tale movimento, però, non c’è bisogno di scomodare gli spiriti, né di pensare necessariamente a un imbroglio da parte di qualcuno. Come già il chimico inglese Michael Faraday poté dimostrare nel 1843, quando il fenomeno comparve per la prima volta, la spiegazione del mistero si trova nei cosiddetti “movimenti muscolari involontari”; quei movimenti, cioè, che tutti quanti facciamo ma di cui non abbiamo alcuna consapevolezza e che avvengono nonostante la buona fede del soggetto. In altre parole, i partecipanti alla seduta, senza rendersene conto, spingono il bicchierino sul tabellone: il bicchierino, infatti, si muove unicamente quando vi si tengono le dita appoggiate sopra, si blocca immancabilmente quando il contatto viene interrotto.
Solitamente, poi, le frasi che si formano sono già presenti nella mente dei partecipanti che le costruiscono senza rendersene conto. Non possiamo certo sapere come andarono le cose nel caso della seduta in questione, ma è possibile che il nome “Gradoli” fosse presente nella mente di qualcuno dei partecipanti: d’altra parte, solo pochi giorni prima la polizia aveva ricevuto una segnalazione su una via con questo nome e anche l’ex-senatore DC Benito Cazora aveva ricevuto un’analoga soffiata da alcuni informatori calabresi.
Preferisco infine tacere sulla notizia (che mi auguro sia solo una bufala) secondo cui i servizi segreti americani avrebbero assoldato un gruppo di sensitivi per dare la caccia a Bin Laden…
Analizziamo alcuni punti dell'articolo:
‘Certi film e certi incauti resoconti giornalistici ci hanno abituati a pensare che esistano persone dalle straordinarie facoltà extrasensoriali
In questo incipit Polidoro mostra il senso comune in cui si muovono le spiegazioni scientifiche del CICAP. Il CICAP-POLIDORO sembra ignorare che film o libri o altro si basano su di una letteratura vecchia di secoli, e il paranormale non è un’invenzione giornalistica, come loro credono.
‘Il Dipartimento della Difesa americano arrivò addirittura a spendere oltre venti milioni di dollari in ricerche extrasensoriali’
L’arroganza scientista di Polidoro & Affiliati non ha limiti, è così grande che vorrebbero mettere in dubbio anche l’operato di istituzioni, come il governo degli Stati Uniti e i servizi segreti americani. Fortunatamente certi organi non hanno come consiglieri quelli del CICAP, che non sarebebro utili nemmeno alla giunta comunale di un paesino.
‘Secondo altri, tra cui il senatore Giulio Andreotti, la storia della seduta spiritica sarebbe falsa, inventata forse solo per coprire gli informatori di Prodi e amici’
In questa frase potrebbe essere contenuta la spiegazione di tutti i fatti della seduta spiritica in oggetto, quindi ci si domanda come l’INVESTIGATORE POLIDORIO si metta a perder tempo a dimostrare l’infondatezza di una seduta spiritica - cosa che per uno 'scienziato del CICAP' è assodato che sia falsa, senza bisogno di verifica. Eppure ciò che è chiaro per un bambino, non lo è per le menti del CICAP. Basterebbe al POLIDORO studiare gli argomenti che presume di trattare, e allora gli sarebbero più chiari i rapporti che in ogni tempo ci sono stati tra sedute spiritiche e servizi segreti, tra organizzazioni esoteriche e servizi segreti di informazione.
Per il Conte BINO BELLOMO, agente del SIM (Servizio Informazioni Militare) nel periodo del fascismo e durante la guerra, erano questi gruppi esoterici che proprio per la loro conformazione interna piramidale e la predisposizione ai codici e al segreto, erano scelti come copertura delle azioni dei servizi segreti, che potevano così sotto un'innocua seduta spiritica veicolare messaggi riservati.
E questa seduta spiritica di Prodi & Amici sembra proprio veicolare dei messaggi. Prodi era in possesso di informazioni, e doveva farle arrivare a chi di dovere senza citare i sui informatori.
Queste semplici deduzioni sfuggono al celebre INVESTIGATORE POLIDORO, seppur le citi nell’articolo, e allora viene da pensare che forse fa il ‘finto tonto’, che scopo dell’articolo sia altro, forse proprio divulgare queste ‘informazioni’. E rimane difficile poi dar credito alle spiegazioni del POLIDORO sulle sedute spiritiche.
Gli argomenti dei ‘movimenti involontari’, che il Polidoro usa per spiegare i movimenti dei tavolini spiritici, si basano sulle ricerche condotte da neuroscienziati quali Benjamin Libet, che ha dimostrato che esistono nel cervello zone che si attivano regolarmente qualche frazione di secondo prima che il soggetto diventi consapevole di voler compiere una specifica azione. E’ come se il cervello decidesse in anticipo quando dar luogo al comportamento e solo successivamente ne informasse il soggetto. Queste scoperte e sperimentazioni hanno condotto a riflessioni filosofiche sul concetto di libero arbitrio da parte di alcuni filosofi come David Wegner, nel tentativo di porre al posto della mente ‘qualcos’altro’, nel dimostrare che determinate manifestazioni o proprietà della mente sono del tutto illusorie, e quindi inesistenti.
Punto di partenza di Wegner è la possibilità che l’esperienza di volere consapevolmente un’azione e la causazione dell’azione siano qualcosa di ben distinto, avendo probabilmente origine in due regioni cerebrali funzionalmente diverse. In effetti, noi non vediamo mai la nostra intenzione cosciente mentre causa un’azione; possiamo solo fare un’inferenza circa la regolare relazione tra intenzione e azione. Lo stesso ragionamento può essere applicato alla supposta causalità tra intenzione e comportamento. Secondo Wegner, noi maturiamo la convinzione di poter esercitare un controllo sulle nostre azioni perché ogni volta che ‘vogliamo’, l’azione desiderata puntualmente si verifica.
A sostegno delle proprie tesi, il filosofo americano propone i disturbi neurologi, come la “mano aliena”, nel quale la mano sembra muoversi per volontà propria, o l’involontarietà nell’ipnosi, dove il soggetto sperimenta la sconcertante sensazione che le sue azioni accadano al di fuori della propria volontà, oppure i movimenti del tavolino delle sedute spiritiche, dove le persone che partecipano alla seduta non hanno alcuna esperienza di voler spostare il tavolino in una determinata direzione, semplicemente il tavolino sembra animato da una volontà propria.
Così Wegner giunge alla conclusione, benché non ci siano dubbi che a provocare i movimenti osservati siano le persone coinvolte, che le azioni si verificano completamente al di fuori della loro consapevolezza. Questa è la prova, secondo Wegner, che l’esperienza di volontà, così come è vissuta da ciascuno di noi, non può essere assunta come prova della nostra effettiva capacità di determinare coscientemente le azioni. Ma, se è così – ossia se è accertato che la nostra consapevolezza di volere a volte ci inganna – il filosofo conclude: cosa impedisce di ipotizzare che la Volontà stessa nel suo complesso costituisca un inganno in generale, cioè che sia sempre illusoria?
Tutto ciò, come Wegner stesso riconosce, ci porta all’argomentazione di David Hume, secondo il quale noi non possiamo osservare direttamente le cause che sono dietro l’accadere degli ordinari fenomeni fisici, ma dobbiamo limitarci a dedurle dall’osservazione di un’associazione ripetuta tra determinate tipologie di eventi.
Quindi, se la causa delle nostre azioni è ‘in altro da noi’, l’ipotesi spiritica è valida quanto l’ipotesi scientifico-meccanica.
Ciò dimostra quanto le argomentazioni scientiste del CICAP e di POLIDORO non siano basate su una metodologia della conoscenza, visione epistemologica essenziale nel momento in cui dall’applicazione pratica della scienza si passa allo studio della psiche e delle scienze di confine.
Tornando al nostro valente investigatore, egli ci parla di movimenti involontari, ma nessun medium metterebbe in dubbio questa ipotesi, al contrario: ogni medium sa che i suoi movimenti sono involontari, controllati, appunto, da qualcos’altro. Quindi, a suo modo, il POLIDORO porta acqua a l’ipotesi spiritica, e per difendere le sue posizioni ‘scientiste’, sarebbe stato meglio dire che c’era truffa, cosa più credibile, anche per chi ha esperienza a simile sedute dall’Al Di Là – ci domandiamo se il POLIDORO abbia mai partecipato, nonostante ciò che sbandiera sul suo blog, ad una seduta spiritica, dove chiunque ha potuto constatare che non c’è niente di più facile e usuale per dei medium truffatori che muovere ‘volontariamente’ il bicchierino sul tavolo spiritico. Invece, se si dà credito alla teoria del CICAPPIANO POLIDORO, quella dei movimenti involontari, allora si deve accettare la buona fede dei medium, e a questo punto indovinare ciò che stava nella mente del medium, come fa il POLIDORO, la trovo cosa un po’ difficile.
‘Lo è già meno se, a rivolgersi a questi personaggi, sono figure istituzionali che dovrebbero sapere meglio come stanno le cose in questo campo’
Di nuovo concezioni da senso comune, e il Polidoro non ne sa fare a meno come tutti quelli del CICAP, che pensano – retaggio di una mentalità dell’Italia umbertina divisa tra poveracci ed ignoranti e dottori con tanto di laurea - che chi indossi il camice bianco sia automaticamente degno di rispetto paragonato ad un qualsiasi cittadino non laureto. Tutto ciò è poco scientifico, e difatti il CICAP è scientista, intendendo con questo temine l’ortodossia scientifica, un’ortodossia politica, da università, da accademia che difende concezioni scientifiche, a volte superate, che si vogliono imporre per vere solo per scelta politica e di potere.
'Era stato l’allora Presidente del Consiglio Francesco Cossiga a chiedere che la polizia prestasse ascolto alle segnalazioni di tipo ‘‘paranormale’’; lui stesso affermò nel corso del processo Moro: "Le fonti dichiarate di origine medianica e parapsicologica erano davvero di origine medianica e parapsicologica, perché alcune aiutai io stesso, su richiesta di alcuni esponenti politici, ad acquisirle" '
Ma forse anche in questo articolo di Polidoro si vogliono veicolare altri messaggi, e non certo la banalità che certi personaggi importanti diano credito a superstizioni popolari. Questi alti personaggi politici ben sanno che devono dare credito a simili voci dall’Al Di Là, non foss’altro che dietro queste voci potrebbero esserci dei veri informatori in carne ed ossa. Però, le parole di Cossiga, sono ben chiare, seppure anche di fronte a tanta chiarezza, il senso comune, chiuso nella sua limitata visione, non sa dare ascolto a simili rivelazioni. Dimostrazione di quanto si potrebbe gridare da un tetto al vento le verità più incredibili, ma se queste contraddicessero le concezioni ufficiali acquisite, automaticamente non sarebbe data a queste verità la minima considerazione.
E qui possiamo affermare di quanto le concezioni scientiste del CICAP siano solo postulati, paradigmi scientifici, ovvero concezioni dell’ortodossia, molto vicine a certi atteggiamenti riscontrabili solo nell’Inquisizione religiosa, poiché ci sembra assurdo iniziare una ricerca, come loro dicono verificare le affermazioni sul Paranormale, partendo già da Postulati che negano i fenomeni stessi che si vogliono vagliare.
Quelli del CICAP non sono scienziati, hanno solo un atteggiamento che secondo loro è scientifico, appunto scientista. Certi filosofi quali Popper o Kunh, hanno posto in evidenza come anche la scienza, le sue teorie, sia un’ideologia, che segue le inclinazioni e le ideologie politiche e religiose di chi propugna un'ipotesi. Da qui nasce l’ortodossia scientista del CICAP che è il contrario della scienza.
'la madre superiora di un convento, per esempio, ebbe una ‘‘visione’’ e segnalò un casolare di Viterbo come possibile covo; la polizia condusse una perlustrazione ma non trovò niente'
'Il bicchierino si sposta sulle lettere e, dopo una serie di parole senza senso, forma parole “molto simili” a: Bolsena, Viterbo, Gradoli'
'Il 6 aprile, sulla base di queste segnalazioni, il capo della polizia ordina di perquisire la località di Gradoli, provincia di Viterbo.'
Le informazioni erano chiare, almeno per quello che è nelle possibilita di comunicazione degli spiriti, sia le suore che i partecipanti alla seduta parlarono di Viterbo, di Gradoli... agli investigatori (ma tra loro c'era pure il POLIDORO? Certo era bambino, però...) oltre a pensare al paese, sarebbe bastato, con un pò di intuizione, mettere Via davanti a Gradoli...
continua...
16:02
Scritto da: sartorius7
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13/04/2012
MASSIMO POLIDORO, INVESTIGATORE DEL PARANORMALE E IL MISTERO DEL CICAP
MASSIMO POLIDORO, INDAGATORE DEL PARANORMALE E IL MISTERO DEL CICAP
Parte prima
Navigando nel web ci si imbatte spesso in strani personaggi. Uno di questi è sicuramente MASSIMO POLIDORO, co-fondatore con PIERO ANGELA del CICAP.
Si auto definisce INDAGATORE DEL PARANORMALE, e nonostante che lui e tutti quelli del CICAP si considerino importanti scienziati con la S maiuscola, che da vent'anni e più s'impegnano a smascherare maghi truffatori e truffaldini esoteristi, POLIDORO & AFFILIATI continuano ancora a credere a fandonie del tipo: fantasmi, tavolini che si spostano da soli, draghi in laghi scozzesi, e via di seguito. E ci perdono anche tempo e denaro!, seppure quest’ultimo ritorna loro con le vendite dei libri. Eppure, essendo scienziati, dovrebbero ben conoscere il metodo scientifico, che da secoli ha dimostrato che il soprannaturale, almeno secondo l'opinione degli scienziati, chiaramente non la nostra, è pura fantasticheria. Basterebbe che studiassero un pò di storia della scienza per aver chiaro che simile cose non dovrebbero interessare uno scienziato, sarebbe come investire soldi e tempo, come fa il CICAP, per dimostrare che gli asini non volano. Per chiarificare meglio il concetto è come se un astronomo s’interessasse di dimostrare (scrivendo libri, facendo conferenze) che su Marte non c’è vita perché per caso si è imbattuto in un film di fantascienza degli anni ’50 e crede che la gente creda che su Marte ci sia una civiltà aliena. Insomma, POLIDORO e il CICAP non solo s’inventano 'i fatti paranormali', assurdi per la scienza, ma anche i 'creduloni' che secondo loro danno credito a questi fatti. Viene da domandare: ma se siete scienziati, perché non vi dedicate a questioni scientifiche, invece di perdere tempo seguendo quello che già è risaputo che sono solo chimere?
Questo è il primo MISTERO del CICAP.
Nei loro articoli quelli del CICAP arrangiano teorie scientifiche senza nessuna impostazione epistemologica, senza nessuna logica, tanto meno investigativa. Ma su ciò si dovrebbe analizzare alcuni loro articoli, che del POLIDORO m’impegno a redigere al più presto. Inoltre non hanno nessuna seria conoscenza in ambito esoterico.
Polidoro e il CICAP sono solo giornalisti che trattano di ogni questione senza avere approfondita conoscenza degli argomenti che trattano. Sia nella scienza che nell'esoterismo la letteratura è sterminata, e solo approfondire un argomento richiederebbe anni di studio, mentre è solo caratteristica degli 'esperti TV' parlare di qualsiasi cosa, da una seduta spiritica ad un fatto storico. Tuttologi da supermercato televisivo.
Si legge del POLIDORO nelle note biografiche sul suo sito - che invito a vedere se non altro perché divertente – che il nostro POLIDORO sognava da bambino di diventare un INVESTIGATORE DEL PARANORMALE. Presto fatto, PIERO ANGELA, improvvisatosi all’occasione fatina, con una borsa di studio usata come bacchetta magica, ha realizzato questo suo sogno, che si fa fatica a capire: se il POLIDORO e il CICAP hanno come postulato la non esistenza dei fenomeni paranormali, viene da chiedersi su cosa dovrebbero mai investigare?
E questo è il secondo MISTERO del CICAP.
Il nostro POLIDORO, INVESTIGATORE DEL PARANORMALE, ma non solo, anche di misteri storici, ha scritto un libro, indegno di essere letto, dal titolo GRANDI GIALLI DELLA STORIA, dove tra i tanti misteri che tratta la sua valente penna (come esegeti del nostro strombazzano sul suo sito) c’è l’assassinio di KENNEDY. Anche di questa del POLIDORO trattazione ne parlerò, per ora basti dire che in nemmeno 5 o 6 paginette risolve ogni dubbio (il famoso avvocato Jim Garrison che negli anni ’60 trattò il caso ne scrisse ben 500 di pagine nel suo libro denuncia!). Conclusione: il rapporto WARREN aveva ragione, e ci manca poco che l’INVESTIGATORE POLIDORO ci dica che KENNEDY si è ammazzato da solo.
Da chi prendono ordini per disinformare quelli del CICAP?
E questo è il TERZO MISTERO del CICAP.
Per concludere, il nostro INVESTIGATORE e ILLUSIONISTA, come vanta lui stesso, in una sezione fotografica del suo sito, invece di mostrare foto dell’insolito e di qualche interesse, ci fa bella mostra di lui stesso in pose da fotomodello. A parte che non ci sembra un gran ché, però rivela il suo animo: vanesio e poco investigativo.
... Continua
20:22
Scritto da: sartorius7
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31/03/2012
IAN FLEMING, JAMES BOND & 007 JOHN DEE
Ian Fleming, 007 e John Dee
seconda parte
Apocalisse 17
1 Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: «Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque.
2 Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione».
3 L'angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna.
4 La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione.
5 Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra».
6 E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore.
7 Ma l'angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna.
Nel 1964 esce il terzo film dell’Agente 007: Missione Goldfinger .
Agente dell’M16, James Bond si trova ad affrontare il multimilionario Auric GoldFinger, folle e ricco criminale che vuole annientare la riserva aurea degli Stai Uniti con una bomba radioattiva da far esplodere a Fort Knox, così da far aumentare il valore dell’oro da lui posseduto.
Durante la missione una delle Bond Girl viene uccisa da un sicario di Goldfinger: ricoperta d’oro morirà soffocata.
Ian Fleming conosceva molto bene il mago elisabettiano John Dee, astrologo, scienziato, matematico, crittografo ed infine necromante con le arti medianiche del suo collaboratore Edward Kelly alla corte di Elisabetta I.
John Dee e Edward Kelley evocano lo spirito di una persona deceduta.
In ogni tempo gli esoteristi per celare i loro segreti ai profani si sono esercitati nell’arte della crittografia - ne è un esempio il linguaggio enochiano con cui i due occultisti elisabettiani comunicavano con le entità da loro evocate. Lingue inventate, cosa molto utile per chi lavora nei servizi segreti e deve cifrare dei messaggi.
Tale è stata l’immedesimazione con il mago del XVI secolo, che Fleming giungerà a dare al suo eroe di fantasia la stessa sigla che il mago John Dee usava nei suoi messaggi cifrati alla regina d’Inghilterra Elisabetta I: 007.
E ciò ci induce a considerare la colata d’oro sulla carne viva della bellissima Bond Girl come un riferimento alle ricerche alchimistiche del collaboratore di Dee, Edward Kelly, che per diversi regnanti d’Europa fabbricò oro alchemico.
La morte della bellissima amante di Bond è un’Opera al Nero, distruzione della bellezza e della carne. Il nero taumaturgo Auric Goldfinger condurrà Bond in un percorso di mortali pericoli, fino al centro del potere del mondo: l’Oro di Fort Knox. L’agente segreto di sua Maestà riuscirà a disinnescare la bomba radioattiva rischiando la vita: il contatore si fermerà proprio su 007. Sette secondi prima della fine, ma non solo: 7 il numero dell’apocalisse, e numero cardine dei tarocchi come Wirth nella sua opera sugli Arcani Maggiori mostra: la legge del settenario, dove i numeri opposti dall'1 al 6 inscritti all’interno del Sigillo di Re Salomone, danno sempre la somma del numero 7. La catastrofe nuclere potrà essere evitata affidandosi oltre che ad un'azione reale, anche ad una congiunzione magica.
Manifestazioni del lato lunare dell’astrale, come guide, angeli che vegliano su di lui, oppure demoni lilithiani, le Bond Girl conducono il viaggio di 007 nelle trappole mortali della SPECTRE.
Alla fine del ‘viaggio’, risolta la ‘missione’, come premio per il risultato ottenuto, Bond avrà la sua ennesima bella preda, bionda e seducente.
Un’indicazione di Fleming sull’uso di queste prostitute nell’organizzazione: medium dell’astrale, oppure premio sessuale per gli Adepti al culto.
Per queste prostitute, come nella Bond Girl ricoperta d’oro, se tradiscono c’è solo una via d’uscita: la morte.
In questo omaggio a Goldfinger, una statua vivente che ricorda la Bond Girl uccisa ricoprendola d’oro, vediamo sullo sfondo le due colonne del tempio di re Salomone (nella forma obelisco-piramidale massonica), Jachin e Boaz, colonne poste all’entrata d’ogni tempio massonico.
…continua
15:11
Scritto da: sartorius7
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